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Servizi a valore aggiunto

Per permettere ai propri Partner di sfruttare al meglio tutte le sinergie, collaborazioni e relazioni di loro interesse, il Parco offre una vasta gamma di servizi ad alto valore aggiunto. I servizi vengono predisposti, organizzati ed offerti prevalentemente in outsourcing dalle aziende insediate.

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Distretto dell'innovazione

La nostra Mission è incentivare la crescita di un distretto della conoscenza, dell’innovazione e delle alte tecnologie, creando un punto di aggregazione di imprese dalla forte propensione innovativa e di istituzioni scientifiche e centri di R&S delle aree più evolute.

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Una rete di relazioni

Kilometro Rosso è il “nodo di una rete di relazioni e connessioni”, che favorisce lo scambio di competenze, conoscenze, informazioni, know-how non solo tra i Partner insediati al proprio interno, ma tra questi ed il mondo esterno a livello locale, nazionale ed internazionale.

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Presupposti

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L’autostrada come contesto

Il parco scientifico/tecnologico di Kilometro Rosso è un insediamento destinato ad accogliere le nuove sedi di istituti di ricerca ed aziende.

Gli uffici, i laboratori, i centri di ricerca e sviluppo saranno collocati nel verde alberato di un’area di circa 400.000 mq, in parte destinata a parco fruibile al pubblico, rivolta per tutta la sua estensione verso il tracciato dell’autostrada A4. Ancor prima che ai nuclei abitati dell’intorno, Kilometro Rosso si rapporta al nastro stradale riconoscendo in esso l’elemento significante di un contesto metropolitano decisamente marcato dai flussi trasportistici. La A4, molto più che una semplice autostrada, è la dorsale circolatoria che attraversa in senso longitudinale la cosiddetta “megalopoli padana” – il grande territorio urbanizzato che caratterizza con il suo sviluppo tutto il nord d’Italia –, e che si contraddistingue per l’incredibile assembramento costruito cresciuto nel tempo ai suoi lati. Diversamente da quanto accadeva agli albori (il tratto Milano-Bergamo fu aperto nel 1927), il boom economico degli anni ‘60 ha prodotto un processo di atomizzazione dell’urbanizzato che ha portato alla formazione di un collage edilizio, frammisto a ritagli residuali di natura antropizzata, sempre più addensato attorno ai guard-rail autostradali. Anche se è da riconoscere che la A4 non interagisce con il contesto attraversato ed è antitetica al concetto di civitas proprio della città, la densità raggiunta dal costruito la assedia come fosse un tracciato urbano, il collegamento che istituisce fra i principali centri residenziali e industriali (e la scarsezza di mobilità alternativa) la fa essere il tragitto che migliaia di pendolari compiono in andata e ritorno ogni giorno, il cammino che la nuova socialità atopica consuma nel proprio tempo libero per recarsi nei parchi tematici e sulle rive dei laghi, nelle discoteche e nei locali notturni. Per comprendere questo aspetto è sufficiente salire a bordo di un’auto ed imboccare un casello: dalla postazione mobile è possibile osservare un paesaggio che si dipana come un documentario TV sulla morfologia della città diffusa padana. Dalle corsie autostradali si sprigiona quella forza – ambigua e sublime – che tiene assieme ed alimenta un continuum senza fine, un paesaggio eteroclito che raccoglie entro sé tutti gli oggetti dell’immaginario del metropolitano avvezzo allo spostamento autotrasportato e ormai abituato a non distinguere più la città dalla campagna, a vedere la grande industria accanto alla discarica di rifiuti, la cascina di fianco al centro commerciale, l’inceneritore vicino alla discoteca: oggetti atopici dello sprawl della megalopoli che proiettano la loro immagine, per frazioni di minuto, sulle superfici vitree dei finestrini come fotogrammi di un film dal bizzarro montaggio, o meglio, come spezzoni decontestualizzati da uno zapping televisivo o dalla tecnica decompositiva usata dal noto programma Blob.

Guardando dal finestrino
Per comprendere a fondo il potenziale di un’architettura che, come Kilometro Rosso, sorge lungo il bordo autostradale è opportuno fare alcune riflessioni sul tema della percezione visiva in movimento. Percorrendo l’autostrada il contatto fra l’automobilista ed il contesto attorno è esclusiva prerogativa della vista consentita dal finestrino: fenomeno noto ormai da tempo nel campo delle discipline di progetto, il tema si impose all’attenzione culturale negli anni ’60 grazie a Kevin Lynch ed alla teoria enunciata in “The view from the Road” che individuava nello sguardo dalla strada potenzialità analitiche e progettuali allora inespresse. Dando voce alla poetica delle highways, gli studi di Lynch spostavano radicalmente il punto di osservazione della città metropolitana e individuavano nell’automobilista il soggetto privilegiato di questa nuova cognizione. Fra i pochi casi di una applicazione italiana del pensiero lynchano, meritano certo menzione gli Studi per il Piano Territoriale Paesistico della Regione Lombardia che avevano per oggetto specifico la ricerca di un metodo di simulazione e analisi delle visuali generate lungo gli assi stradali. Lo studio prendeva in esame la “percepibilità” del territorio nel tratto di A4 compreso tra il fiume Adda e la città di Bergamo (lo stesso segmento di autostrada sul quale si affaccia Kilometro Rosso) e, attraverso una serie di ricognizioni, valutava le visuali coniche che dalle auto in movimento si aprono verso il paesaggio. La scelta del campione stradale considerava l’alto grado di complessità presente nel contesto, ma anche l’indubbio interesse paesaggistico determinato dal fondale prealpino delle Orobie e dallo spettacolare profilo di Città Alta. E’ interessante notare come l’analisi considerasse lo sguardo autostradale come valore nell’esperienza dell’uomo – da ponderare nelle scelte di pianificazione e di progetto – e conclamasse di riflesso l’importanza dell’osservazione della forma metropolitana dall’auto in movimento, riconoscendo nell’infrastruttura il punto di vista significativo sul paesaggio.Oggi noi possiamo dire che l’esperienza visiva che restituisce la A4 percorrendola, pur lontana dall’essere un’opera d’arte, è fuor di dubbio uno show articolato come un sistema di comunicazione, un campionario di segni che ricorda quanto Robert Venturi, meno enfaticamente di Lynch, ebbe modo di osservare lungo la Strip di Las Vegas. La sua complessità semiotica, il caos delle insegne e dei cartelli pubblicitari, la sovraesposizione mediatica sono riconducibili, seppur con il dovuto distinguo, a quanto l’architetto americano ebbe modo di indicare come il caso paradigmatico da cui imparare a leggere e comprendere la composita realtà urbana ed il suo lato simbolico. L’analisi della città-casinò del Nevada mostrava per la prima volta il rapporto fra la scala dello spazio urbano, l’edificio, la percorrenza stradale, il simbolo e le insegne commerciali, evidenziando emblematicamente quel legame tra segni/velocità/percezione che ha portato a profonde ripercussioni sulla forma dell’architettura, della città e del paesaggio nei territori metropolitani.Il potere mediatico della A4 è una possibile forma di parentela con il caos semiotico di Las Vegas: il suo nastro di trasporto mostra a migliaia di occhi quello che c’è intorno ed è paragonabile ad una galleria commerciale a scala territoriale, o meglio, ad una sequenza di spot pubblicitari intermittenti che passano sullo schermo della televisione. Un mezzo di comunicazione le cui potenzialità possono essere considerate costruttivamente e positivamente come fattori interagenti, insieme ad altri, a determinare gli esiti formali di un’architettura che si rivolge al grande pubblico.


Immagine + contenuto

Dalle criticità e potenzialità date dal difficile rapporto fra l’autostrada e l’edificato emergono le istanze a cui il progetto di Kilometro Rosso cerca di dare delle risposte. Interrogandosi su come l’architettura, perseguendo il miglioramento dello spazio in cui vive l’uomo, possa interagire positivamente con l’infrastruttura, il progetto del nuovo parco scientifico considera, da un lato, le ragioni legate all’esperienza estetica della percezione dal finestrino (l’immagine) e, dall’altro, quelle legate alla creazione di uno spazio conforme all’abitare dell’uomo (il contenuto). Dal primo aspetto ne scaturisce un’idea di architettura che si modella “anche” in funzione di una chiara volontà scenografica nei confronti dei flussi dell’autostrada: se, guardando dall’automobile, l’occhio percepisce il paesaggio come sequenza filmica, l’architettura di Kilometro Rosso si pone come parte attiva di questa esperienza attraverso la sua forma. Il secondo aspetto porta il progetto a valutare l’autostrada come fattore condizionante il proprio principio tipologico, riconoscendo gli aspetti critici di cui essa è portatrice ma, al tempo stesso, creando le condizioni per un riequilibrio del rapporto fra la tecnica e l’uomo, fra la macchina e la natura: l’architettura in questa prospettiva compie il suo sforzo maggiore, ponendo le condizioni spaziali affinché dai non-luoghi del transito veloce giunga a costruire nuovi luoghi abitati. Da questi presupposti nasce il masterplan studiato dall’atelier di Jean Nouvel, affiancato nel coordinamento operativo dallo studio Blast, il quale presenta un impianto architettonico dal principio elementare: un muro lamellare metallico di colore rosso fiancheggia parallelamente l’autostrada per un chilometro diventando la quinta architettonica dietro la quale, nel parco, si dispongono ortogonalmente gli edifici destinati alle varie attività di ricerca. Il principio dettato dal muro interpreta perentoriamente il tema della demarcazione e del limite urbano che simultaneamente separa ed unisce lo spazio attorno. Il lungo setto è un segno lineare che relaziona il non-luogo dell’autostrada al luogo del parco scientifico e che per questo è destinato a diventare punto di confronto di “opposti polari”: il mondo della macchina ed il mondo dell’uomo; la velocità dei mezzi e la lentezza del corpo; l’omogeneità del muro rosso e l’eterogeneità del parco verde; il rumore delle auto ed il silenzio degli alberi. Lungo il suo sviluppo chilometrico si costruisce un dispositivo che muta la sua natura funzionale al servizio dello spazio abitato, diventando un diaframma interposto fra il parterre del parcheggio e gli edifici nel parco, una barriera fonica contro le emissioni inquinanti e rumorose dell’autostrada e – dilatandosi di spessore – una rue corridor di distribuzione pedonale. Ma nel dar forma al limite, Nouvel asseconda anche il richiamo della Musa della velocità che alberga nel nostro tempo: come ha affermato in un’intervista, “esiste una poetica dell’asfalto” e “chi viaggia in autostrada fa parte anch’egli di questa poesia contemporanea”. Giocando con questa particolare “dimensione estetica” egli dà vita ad una scenografica architettura, di radicale estetica, che si fa guardare dall’auto: un’architettura memore delle lezioni americane di Lynch e Venturi che, anche se espressa con un impianto ed una forma assai differenti, dimostra la sua discendenza concettuale dal centro Olivetti di Le Corbusier, un complesso produttivo progettato (e purtroppo mai realizzato) nei pressi del casello autostradale di Rho e caratterizzato da forme plastiche che volevano offrirsi agli occhi delle migliaia di viandanti automuniti. I mille metri smaltati di rosso sono intenzionalmente un simbolo architettonico che trasmette al transito veloce un’immagine netta e rappresentativa: fermando la sequenza mescolata che si capta percorrendo la A4, essi appariranno come un’interruzione omogenea, un intervallo drastico e spettacolare che si opporrà alla discontinuità del contesto. La grande dimensione, insieme al cromatismo che evoca il mondo delle auto e della velocità, emergeranno accattivando lo sguardo destando quella “sorpresa” su cui, secondo l’architetto parigino, si fonda l’architettura. Ricercando l’espressione di nuove forme dell’abitare nello spazio cinetico contemporaneo, Kilometro Rosso insegue una modalità di possibile coniugazione tra finalità – economiche, formali, ambientali – che spesso nel processo architettonico sono fra loro contrastanti. Il lungo setto in fregio all’autostrada non è che l’interfaccia più evidente di un programma complesso e articolato che si sforza di portare il requisito dell’innovazione tecnologica alla base di tutte le scelte operate. L’impiego di tecniche e materiali innovativi e sperimentali, così come l’utilizzo di impianti solari, fotovoltaici e geotermici per il soddisfacimento delle necessità energetiche degli edifici, sono alcuni fra i vari aspetti di un contenuto progettuale poco evidente, ma di certo non meno importante, di un’architettura che si fa notare per la seduzione trasmessa dalla sua immagine.

A cura di:
Marco Adriano Perletti

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